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LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO AL SERVIZIO DELLA SCUOLA
Giacomo Mereu [1]
E’ un lavoro di ricerca longitudinale iniziato nel 1989, che ha portato nel 1999 alla costituzione del “ Centro per la prevenzione delle fobie scolari “ onlus, ed all’ attivazione del sito internet WWW.ATTACCAMENTO.IT da cui sono estrapolate le presenti considerazioni. Tra il 1989 ed il 1991 per gli asili nido dei servizi sociali del comune di Cagliari è stato esaminato il comportamento di attaccamento in un campione di 34 bambini di un anno di età insieme alla loro mamma, tramite la “ Strange Situation “ secondo il sistema di Ainsworth M.S. et AA.(1978 ) ed di Main M., e Solomon J.(1990) . 6 di questi bambini sono stati valutati anche insieme ai papà per cui sono state effettuate un totale di 40 strange situations. I genitori sono stati valutati mediante la Adult Attachment Interview di Mary Main, George e Kaplan (1984). Queste persone sono state reclutate telefonicamente, proponendo il programma ai nuovi iscritti agli asili nido del comune, che non avessero ancora compiuto i 12 mesi di età. Una volta effettuata la valutazione del comportamento di attaccamento nei bambini e nei genitori, si è data la disponibilità a fornire una consulenza nel caso si fossero presentati dei problemi in seguito all’inserimento del bambino nell’asilo. Il lavoro si è concluso con la rivalutazione del comportamento di attaccamento nelle stesse diadi all’età di 6 anni mediante l’analisi del comportamento di attaccamento nel bambino dopo una separazione di un’ora secondo il protocollo di Mary Main che prevede oltre lo studio del comportamento non verbale, l’analisi del disegno della famiglia,ed il Separation Anxiety Test nella versione modificata di Nancy Kaplan. I genitori sono stati rivalutati ripetendo la Adult Attachment Interview.
Delle 40 diadi esaminate 13 hanno chiesto una consulenza e in 8 casi si è intrapresa una psicoterapia. 6 di queste 8 diadi presentavano una diagnosi di “ lutto non risolto nel genitore “ e di “ comportamento di attaccamento di tipo disorganizzato\disorientato “ nel bambino. Tutti questi ultimi 6 bambini presentavano come sottodiagnosi al comportamento di attaccamento di tipo disorganizzato un pattern di tipo “ ansioso-evitante “. Delle rimanenti 2 diadi una presentava un comportamento di attaccamento di tipo “ ansioso-evitante “ e l’altra di tipo “ sicuro “. Le altre 5 diadi che hanno richiesto una consulenza presentavano tutte un comportamento di attaccamento di tipo “ sicuro “. Delle 28 diadi riconvocate all’età di 6 anni del bambino, 26 hanno aderito al controllo, due diadi avendo cambiato residenza non hanno potuto partecipare.
Hanno aderito al progetto, prevalentemente, le famiglie caratterizzate da un pattern di attaccamento di tipo “ sicuro “, fiduciose di poter ricevere comunque almeno un parere. Al contrario e per motivi opposti quei genitori ormai in crisi nel doversi confrontare con quei comportamenti di per se preoccupanti caratteristici dei bambini di un anno di età con un comportamento di attaccamento di tipo “ disorientato-disorganizzato. Le terapie intraprese sono state decisamente più brevi e soddisfacenti nelle situazioni di attaccamento “ sicuro “ e “ disorganizzato\sicuro “, rispetto alle problematiche presentate dai genitori con diagnosi di comportamento di tipo “ ansioso-evitante “ o “ disorganizzato\evitante “.
La Psichiatria Evolutiva
Annunciata da John Bowlby nel suo ultimo articolo “ Developmental Psychiatry Comes of Age “ nel 1988 considera lo sviluppo dei differenti patterns di attaccamento, nella popolazione normale e sana, come la risultante del processo epigenetico tra le reali esperienze affettive che un individuo ha vissuto con le proprie figure di attaccamento durante l’infanzia e le caratteristiche biologiche individuali ereditarie. Le ricerche in questo campo hanno ormai dimostrato che in condizioni di “ normalità “ lo sviluppo di differenti modelli di attaccamento dipende in misura predominante dalle modalità relazionali dei genitori.(Handbook of Attachment). Le ricerche sulla trasmissione transgenerazionale dei modelli di attaccamento hanno ampiamente confermato empiricamente tale enunciato. ( Peter Fonagy ). La Psichiatria Evolutiva consente di impostare degli interventi di prevenzione primaria in Psichiatria. Il modello psicopatologico proposto dalla teoria dell’attaccamento è ormai diventato il modello di riferimento concettuale per la maggior parte delle scuole di pensiero in psicoterapia e psichiatria ed in quanto tale sta iniziando ad orientare le strategie terapeutiche nelle forme di patologia conclamata.
I modelli di attaccamento di tipo ansioso sono diffusi in oltre il 50% della popolazione. Questo dato si può estrapolare dai dati di tre campioni di popolazione italiana che ho potuto consultare: Massimo Ammaniti, Graziella Fava-Viziello e dello scrivente. Differenti clinici hanno considerato alcuni modelli di attaccamento di tipo ansioso come fattori predisponenti per alcuni disturbi anche gravi della nosografia psichiatrica. Mara Selvini-Palazzoli ha considerato l’attaccamento ansioso resistente come un fattore predisponente per la schizofrenia; Giorgio Rezzonico considera invece il pattern di tipo diorganizzato\disorientato come un fattore di rischio per le psicosi dell’adulto , mentre Giovanni Liotti considera quest’ultimo come predisponente per i disturbi di tipo dissociativo e borderline.
In questo lavoro si sono approfondite maggiormente le problematiche correlate al pattern di attaccamento di tipo ansioso- evitante, che favorisce lo sviluppo di un’organizzazione della personalità di tipo depressivo.
Si è effettuato un intervento terapeutico esclusivamente sui genitori, integrando il modello cognitivo comportamentale di Guidano V. e Liotti G. del 1983, con la teoria dell’attaccamento di John Bowlby e con il modello psicopatologico implicito nel sistema di valutazione del comportamento di attaccamento dell’adulto di Main M. e Goldwyn R (1985-1994) in un setting alternante di tipo individuale e di coppia secondo il modello sistemico relazionale della Iefcos proposto da Luigi Onnis e Vera Allocati.
Considerazioni sistemiche relazionali
Nelle coppie di genitori in cui entrambi manifestano uno stato mentale di tipo “ svalutante le tematiche dell’attaccamento “ si è evidenziata la tendenza verso dinamiche interpersonali di “ escalation simmetrica “ . Soltanto alternando il setting relazionale con incontri individuali si è riusciti in alcuni casi a relativizzare la visione del mondo di entrambi i coniugi.
Considerazioni cognitivo-evolutive
Il processo psicoterapeutico individuale di tipo cognitivo-evolutivo, integrato con il setting di autoosservazione descritto da Vittorio Guidano (1992), è stato attuato con quei genitori disponibili ad osservarsi durante le interazioni conflittuali con i propri figli, e con il coniuge, nelle diadi diagnosticate tra le forme di attaccamento di tipo ansioso. Si è evidenziata una notevole tendenza omeostatica verso soluzioni tipiche dei genitori caratterizzati da un pattern di attaccamento di tipo sicuro guadagnato. L’esclusione difensiva favorita dal blocco dei ricordi spiacevoli e dall’ idealizzazione delle rappresentazioni semantiche delle figure genitoriali durante l’infanzia, caratteristica di queste personalità, si attenua progressivamente con l’aumentare delle capacità riflessive e di autosservazione favorite dalla strategia terapeutica e ancor di più da una relazione terapeutica fondata sulla collaborazione e la fiducia. Il non poter più evitare la riflessione sulle relazioni affettive attuali, consente nel tempo il recupero di ricordi che permettono una rilettura più comprensibile e coerente della propria storia affettiva. Questo si accompagna ad una maggiore comprensione delle proprie problematiche attuali e ad una maggiore accettazione di una eventuale terapia farmacologica che nel tempo avrà sempre meno importanza, o alla quale si farà ricorso per periodi più brevi. Questo processo si è dimostrato molto più rapido ed efficcace monitorizzando la relazione affettiva con i figli tra i due ed i cinque anni di età.
L’esperienza maturata dal 1988 nel lavoro clinico e di ricerca ha permesso di attivare dal 2000 dei gruppi di auto-aiuto per genitori ed insegnanti delle scuole materne ed elementari, che sembrano costituire una reale ed efficace strategia di intervento nel campo della prevenzione.
Gruppi di auto-aiuto
La discussione in gruppi di autoaiuto di 20-40 persone, per quattro incontri di 4 ore ciascuno, tra genitori e insegnanti, attivati in alcune scuole materne e elementari di Cagliari, sulle problematiche comportamentali
sollevate dai bambini in casa ed a scuola, a seguito di una fase informativa sui principi della teoria dell’attaccamento, ha evidenziato la tendenza dei partecipanti ad assimilare facilmente soluzioni e considerazioni tipiche dei genitori caratterizzati da un pattern di attaccamento di tipo sicuro.
La fenomenologia del comportamento di attaccamento ansioso-evitante nel bambino di un anno
Durante una “ Strange Situation “ nei bambini " evitanti " nel momento del ricongiungimento con il genitore si manifesta una tipica reazione neurovegetativa da stress. Nell'episodio quinto e ottavo, dopo un episodio di separazione, questi bambini evitano di interagire con il genitore che rientra, tramite l’attivazione del comportamento di esplorazione verso qualche oggetto della stanza. Si e' ipotizzato che la funzione di questo comportamento di eplorazione sia quella di sopprimere, spostare e contenere l'attivazione del comportamento di attaccamento, che altrimenti lo porterebbe a piangere e a cercare il contatto fisico con il genitore.
Nei bambini evitanti il comportamento di esplorazione che si manifesta nel momento del ricongiungimento risente ancora dello stress provato durante l'episodio di separazione, e probabilmente ancor di piu' per l’aspettativa che il genitore non sara' disponibile nel vederlo piangere. Questi bambini cercano di calmarsi esplorando. Si e' osservato che la modalita' con cui esplorano e' carente. L'espressione dei loro occhi in questi momenti e' stata definita " blind " cioe' " cieca ".
La fenomenologia del pattern evitante nell’adulto
I genitori che presentano uno stato mentale relativo alla propria storia di attaccamento di tipo " svalutante l'attaccamento " chiedono aiuto solo quando cadono in uno stato depressivo. Data la loro caratteristica autosufficienza compulsiva ( helplesness ), correlata alla previsione che non verranno aiutati da nessuno in caso di difficolta', manifestano notevoli difficolta' all'idea di intraprendere una psicoterapia, sia per tale aspettativa negativa, ma soprattutto per il fatto che fondano la propria autostima sulla capacità di cavarsela da soli. Vivrebbero pertanto come un insuccesso la necessità di chiedere un aiuto a qualcuno. Tuttavia sia all'interno del progetto per la prevenzione delle fobie scolari, che nel lavoro clinico quotidiano, concomitante e impostato secondo i medesimi presupposti teorici, la maggior parte dei genitori " dismissing of attachment " si sono dimostrati disponibili a discutere alcune problematiche già evidenti nell’accudimento del proprio bambino di 12 mesi di età. Qualora si crei un clima favorevole in cui gli adulti " dismissing " possono esprimere il loro disagio, e' facile che emergano quelle problematiche di cui soffrono e si creino le condizioni per un cambiamento verso uno stato mentale di consapevolezza, che sembra essere la premessa fondamentale per poter interrompere la trasmissione transgenerazionale di questa modalita' relazionale. I tipici genitori dei bambini “ ansioso-evitanti “ non sono consapevoli di esserlo. Si può evidenziare quest’affermazione osservando le loro reazioni durante gli episodi di ricongiungimento della “ Strange Situation “. L’esporsi al comportamento di evitamento del proprio bambino nei loro confronti, nel momento in cui eseguono la prescrizione della metodica, che gli richiede di attendere sulla porta per 10 secondi, in modo da poter evidenziare come si comporterà il proprio bambino, costituisce per molti di loro una sorpresa. Un comportamento di cui non si erano mai accorti. Questo in quanto per la reciprocità dell’interazione interpersonale, negli innumerevoli momenti di ricongiungimento sperimentati, da sempre sono stati anche loro impegnati nelle proprie dinamiche interne di evitamento.
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[1] Giacomo Mereu, Psichiatra-Psicoterapeuta lavora a Cagliari dove ha fondato e presiede Il Centro per la prevenzione delle fobie scolari - ONLUS
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